Quanto convengono i contratti a canone concordato?

Chi stabilisce il canone e quanto posso risparmiare?

Intanto se hai una casa da mettere in affitto sicuramente ti stai chiedendo quanto puoi guadagnare e quanto dovrai pagare di tasse.

Per questo hai sentito parlare della possibilità di stipulare non il solito contratto su cui lo stato si prende quasi tutto, ma alcuni contratti speciali che permettono di avere buone entrate.

Vero?

Diciamo che per dare in affitto una casa di proprietà non utilizzata direttamente, ci sono diverse formule e non solo il classico contratto di 4 anni + 4.

Da ormai un bel po’ di anni, dalla legge di riforma del 1998, è possibile scegliere dei contratti cosiddetti del “secondo canale”, ovvero contratti per i quali occorre usare un canone concordato, a fronte di particolari agevolazioni fiscali.

 

Cosa vuol dire canone concordato?

Il canone concordato è un canone che viene determinato dall’accordo territoriale locale; un documento, redatto tra le principali associazioni di categoria degli inquilini e dei proprietari, che individua:

  • le aree omogenee in cui viene suddivisa la città;
  • i criteri per calcolare la superficie utile;
  • le caratteristiche che l’immobile deve avere per essere in una fascia minima, media o massima
  • i valori di riferimento, minimi e massimi, per zona e fascia che vanno moltiplicati per i mq individuati
  • maggiorazioni o riduzioni del canone per una durata maggiore rispetto alla minima, ad esempio

Il risultato che ne deriva è un canone minimo e massimo tra cui è possibile scegliere il valore da richiedere. Tale cifra deve essere asseverata da una delle associazioni di categoria firmatarie per poter avere validità e dare accesso alle agevolazioni previste.

 

Vuoi saperne di più? Compila il form

Quali sono le agevolazioni previste?

A fronte di un contratto stipulato con canone concordato in un comune capoluogo di provincia o compreso all’interno dell’elenco dei comuni individuati come ad alta tensione abitativa, è possibile tassare il reddito da locazione che ne deriva in maniera più leggera.

  • In caso di regime irpef la deduzione del 5% prevista per i redditi da locazioni subisce un’ulteriore deduzione del 30%, arrivando complessivamente a un meno 33,5%. Quindi se in un anno il mio reddito da locazione è di 7.800 euro (650 euro di canone mensile), il reddito di locazioni che ne risulterà sarà di 5.187 euro su cui pagherò le relative aliquote:
  • In caso di opzione per la cedolare secca, il vantaggio è evidente per il fatto che potrò applicare un’aliquota agevolata del 10% contro l’aliquota base del 21%, pagando quindi 780 euro di tasse sui 7.800 euro anni, contro i 1.638 euro in caso di aliquota al 21%.

Inoltre, le agevolazioni per queste tipologie contrattuali includono anche riduzioni per l’IMU, imposta sulla proprietà che grava sempre sui proprietari. Intanto c’è una riduzione del 25% su quanto dovuto e poi ogni Comune può e di solito applica un’aliquota ridotta per gli immobili affittati a canone concordato a inquilini che usano la casa come propria residenza fissa.

Per esempio

il comune di Bologna prevede un’aliquota agevolata dello 0,76%, contro l’1,06 % come aliquota ordinaria. In cifre, questo sconto su un immobile con rendita catastale di 950 euro, vuol dire pagare 1.213 euro di Imu (anzi 910 euro con lo sconto del 25%) contro i 1.692 euro su un contratto libero. Quasi la metà risparmiata!

Come faccio a stipulare un contratto a canone concordato?

Intanto dipende da quale contratto voglio stipulare, dato che con questa tipologia includiamo:

  • contratti di 3 anni +2
  • contratti transitori
  • contratti transitori per studenti universitari fuori sede.

Diciamo che le agevolazioni valgono se stipulo uno di questi contratti in un comune capoluogo di provincia o ad alta tensione abitativa e quindi con un canone concordato e asseverato da un’associazione di categoria.

Per valutare la convenienza certamente è bene affidarsi a dei professionisti e a strumenti specialistici come il Rental Report.

 

Contatta SoloAffittiPAY